Autore : Andrea Sintini
Pubblicato il : 12-11-2025
Ascoltatemi bene: la tassa sugli extraprofitti è un’idea talmente italiana che fa quasi tenerezza. È nata con un annuncio di un qualche leghista, un classico, per dimostrare che “noi” siamo contro “loro”. Chi è “loro”? Le banche, ovvio. Quelle stesse banche che, dopo anni di tassi zero, finalmente vedevano risalire i margini grazie alle politiche della Banca Centrale Europea (BCE). Politiche che, piaccia o no, non sono state decise a Poggibonsi.
La logica del Governo è stata: i tassi salgono, le banche guadagnano di più sul differenziale tra prestiti e depositi (il famoso margine d’interesse). Questo guadagno è “troppo”. Quindi, tassiamolo!
Primo errore: chiamarli “extraprofitti”. Cosa sono, esattamente? Profitti che superano la media degli anni passati? Be’, se un’azienda agricola fa un raccolto record per via del bel tempo, le tassiamo l’”extra-raccolto”? Se un bravo artigiano trova un mercato per i suoi prodotti e raddoppia le vendite, gli tassiamo l’”extra-fatica”?
Il profitto è profitto. È la misura del rischio e del successo (o insuccesso) di un’attività in un’economia di mercato. Tassarlo più del dovuto, o in modo retroattivo e capriccioso, non è giustizia sociale, è populismo fiscale. È un modo per dire: “Cittadini, tranquilli, li facciamo pagare a qualcun altro!”.
Il risultato? Poca raccolta(stima di 2.5 milardi su entrate per circa 670 ) e l’ennesima prova dell’incertezza del peso fiscale per le imprese. Insomma, un pasticcio che ha fatto più rumore che sostanza. Un’altra “italianata” di cui faremo fatica a liberarci ma che, come tante altre, minerà ulteriormente la fiducia di chiunque voglia investire nel nostro paese.
Ma Un’Extra-tassa Contro l’Evasione?
E qui arriviamo alla domanda che conta, quella che in Italia si tende a nascondere sotto il tappeto del chiacchiericcio:
Le banche pagano le tasse mentre un’extra-tassa sugli evasori no?
La risposta, secca e brutale, è sì.
Le banche, per definizione, sono tra i soggetti più tassati e più controllati del sistema. Non possono evadere l’IRES (l’imposta sul reddito delle società), non possono “dimenticarsi” l’IRAP, e in più hanno sempre avuto aliquote (IRAP e addizionali IRES) spesso più alte degli altri settori. Sono tracciate, regolate e tracciabilissime.
Gli evasori, invece, sono il vero buco nero del nostro Paese. Stiamo parlando di miliardi, miliardi e ancora miliardi di euro sottratti ogni anno al bene comune. Un’enormità.
Eppure, il Governo — qualsiasi Governo, in realtà — preferisce mettersi a litigare sui margini bancari (già tassati e sotto la lente della BCE) piuttosto che affrontare il vero problema di sistema: l’evasione fiscale.
Perché? Semplice, è questione di convenienza politica.
- Tassare le banche è popolare, fa notizia, e non costa voti. Anzi, ne fa guadagnare. Le banche non votano.
- Combattere seriamente l’evasione implica andare contro milioni di contribuenti, grandi e piccoli. Significa mettere telecamere nei ristoranti, controllare gli scontrini, incrociare i dati, essere severi e, diciamocelo, impopolari.
In sintesi, l’Italia preferisce l’alibi fiscale alla soluzione fiscale. Si inventa una tassa su un soggetto già in ginocchio (fiscale, s’intende), per non fare la cosa difficile, ma giusta: imporre la legge a chi la ignora totalmente.
È come mettere un cerotto su una gamba rotta e vantarsi di aver curato la ferita. No, cari amici. L’extra-tassa che serve all’Italia è quella sul denaro non dichiarato, non quella sul profitto che, per quanto “extra”, è stato dichiarato, misurato e, credetemi, già ampiamente tassato.
Ma in Italia, si sa, la farsa vince sempre sulla serietà.

