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Controvento 2026: il capitale paziente che guida l’Italia manifatturiera

Investimenti costanti, redditività strutturale e reinvestimento degli utili: la formula delle imprese che crescono anche nei momenti difficili

Il 25 marzo 2026, al Palazzo di Varignana, si è tenuta la settima edizione di Controvento, l’osservatorio promosso da Nomisma, Crif e Cribis dedicato alle imprese manifatturiere italiane capaci di sovraperformare anche nei momenti più difficili. I dati presentati quest’anno confermano e amplificano un messaggio che si consolida edizione dopo edizione: diventare un’azienda Controvento non è frutto del caso, ma di scelte strategiche precise, coerenti nel tempo e sostenute da un approccio finanziario disciplinato.

L’universo di riferimento analizzato da Nomisma su dati Cribis è imponente: 80.698 imprese manifatturiere, per un totale di 2,6 milioni di dipendenti, 1.025 miliardi di euro di ricavi e 250 miliardi di valore aggiunto, pari a circa l’11 per cento del Pil italiano. In questo universo le imprese Controvento sono appena 5.945 – il 7,4 per cento – ma generano il 10 per cento dei ricavi, il 16 per cento del valore aggiunto e ben il 25 per cento dell’Ebitda complessivo del manifatturiero nazionale (Ebitda, Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation, and Amortization, è un indicatore finanziario utilizzato per valutare la redditività di un’azienda e dei titoli azionari).

La selezione avviene esclusivamente sulla base della performance operativa: marginalità, crescita dei ricavi e valore aggiunto per dipendente. Nessun filtro dimensionale, geografico o settoriale. Il risultato è un campione che riflette l’eccellenza diffusa del tessuto produttivo italiano, con imprese distribuite su tutto il territorio nazionale – con una crescente presenza del Mezzogiorno – e in settori molto diversi tra loro. Quelli con la maggiore propensione Controvento per ricavi generati sono la nautica (+153 per cento rispetto alla media manifatturiera), il packaging (+137 per cento) e le apparecchiature elettriche (+130 per cento), seguiti da minerali non metalliferi, cosmetica, farmaceutica e automotive. Una lista che racconta un’industria italiana capace di eccellere anche in comparti ad alta intensità tecnologica e di design.

La legge di Controvento: una costante che resiste al tempo

Uno degli aspetti più significativi dell’osservatorio è la sua capacità di rilevare tendenze strutturali nel tempo. Sette anni di analisi consecutive permettono oggi di parlare di una vera e propria “legge di Controvento”: la quota di imprese che soddisfa i criteri di selezione oscilla in modo sorprendentemente stabile tra il 6,5 e il 7,4 per cento del campione, indipendentemente dal ciclo economico. Questo significa che, anche negli anni più difficili – come il 2020 della pandemia o il 2022 dell’inflazione energetica –, una quota robusta e costante di imprese riesce a eccellere.

Ancora più eloquente è il dato sull’Ebitda margin (la percentuale di ricavi che un’azienda riesce a trasformare in redditività operativa) nel tempo: le imprese Controvento sono passate dal 15 per cento del 2018 al 25 per cento del 2024, mentre il resto della manifattura è rimasto inchiodato intorno all’8-9 per cento in tutto il periodo. Il divario non si è solo mantenuto: si è quasi triplicato.

Il ruolo del capitale paziente e degli investimenti costanti

È qui che emerge la vera differenza competitiva delle imprese Controvento, e il tema più rilevante presentato dal team Crif Ratings (incaricato di misurare l’affidabilità finanziaria delle aziende) nella sessione dedicata alla sostenibilità finanziaria. L’analisi condotta da Simone Mirani e Daniele Sgolacchia su 5.945 aziende Controvento – suddivise in Star (sempre in classifica), Super-Veterane, Veterane e Debuttanti – mostra che le imprese di eccellenza non investono di più perché stanno meglio e stanno meglio perché hanno investito di più, con continuità, anche quando il contesto era avverso.

Il rapporto Capex/fatturato (Capex indica le spese in conto capitale per beni a lungo termine) delle aziende Controvento si è mantenuto costantemente tra il 5 e il 6,5 per cento nel periodo 2020-2024, più del doppio rispetto alla manifattura in generale, che non ha mai superato il 2,6-2,8 per cento. Questo gap è particolarmente pronunciato nei settori cosiddetti “perdenti” – alimentare, tessile, prodotti metallici – dove la manifattura in media disinveste o taglia, mentre le imprese Controvento mantengono o aumentano la propensione agli investimenti. È la differenza tra chi si adatta passivamente al ciclo e chi costruisce attivamente il proprio posizionamento futuro.

Questo approccio richiede quello che si potrebbe definire un capitale paziente: azionisti e management disposti ad accettare che l’investimento di oggi non generi ritorni immediati, ma costruisca vantaggio competitivo nel medio-lungo periodo. Non è un caso che le imprese Star – le 27 aziende presenti in Controvento in tutte e sette le edizioni – abbiano ricavi medi di 324,6 milioni di euro, 29 volte quelli delle Debuttanti, e un Ebitda margin del 37 per cento: il risultato di anni di reinvestimento sistematico degli utili, non di fortune di breve periodo.

Redditività solida, leva contenuta: il ciclo virtuoso del reinvestimento

La sostenibilità finanziaria delle imprese Controvento non si misura solo nella capacità di generare profitti, ma nel modo in cui questi profitti vengono gestiti e reimpiegati. I dati Crif Ratings raccontano un modello preciso: alta redditività operativa, leverage contenuto, struttura del debito orientata al medio-lungo termine e una cassa strutturalmente più robusta rispetto al parametro di riferimento.

Il Return on Assets (Roa, indice che misura la redditività degli asset aziendali) delle Star e Super-Veterane si è mantenuto intorno al 17 per cento in tutto il periodo 2019-2024, contro meno del 5 per cento della manifattura in generale. Il Return on Equity (Roe, indice che misura il rendimento del capitale proprio) ha oscillato stabilmente intorno al 24 per cento, più del doppio del parametro di rifeimento. Questo non è il risultato di un effetto leva aggressivo: al contrario, il rapporto debiti finanziari/Ebitda delle imprese Controvento è stato costantemente inferiore a 1x, mentre la manifattura in media operava a 2x e oltre.

La chiave è proprio qui: la redditività elevata genera cassa che viene reimpiegata in investimenti, che a loro volta generano ulteriore redditività. Un ciclo virtuoso che si autoalimenta nel tempo, ma che richiede la disciplina di non distribuire tutto e di non sacrificare il lungo periodo sull’altare del breve. Le aziende Star si distinguono ulteriormente per una struttura del debito con appena il 10-15 per cento a breve termine, contro il 30 per cento della manifattura: una scelta che riduce il rischio di rifinanziamento e garantisce stabilità anche in contesti di turbolenza sui mercati finanziari.

Anche nella fase più acuta del rialzo dei tassi – il periodo 2022-2023 – l’impatto sulle imprese Controvento è stato minimo: il rapporto Ebitda/oneri finanziari delle Star ha toccato livelli superiori a 80x, contro i 10-15x della manifattura. Non perché il credito costasse meno per loro, ma perché il livello di indebitamento era strutturalmente basso e la generazione di cassa abbondante.

Filiere basate sulla fiducia: il rischio sistemico che nessuno misura abbastanza

La sessione curata da Niccolò Zuffetti, Marketing & Communication Director di Cribis, ha introdotto una prospettiva complementare e di grande attualità: la gestione del rischio nella filiera. In un contesto in cui instabilità geopolitica, nuove normative (a partire dalla Csddd, Corporate Sustainability Due Diligence Directive, Direttiva Ue 2024/1760 che obbliga le imprese a prevenire o ridurre al minimo gli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente nelle proprie attività e nelle catene del valore a cui partecipano) e minacce cyber ridisegnano le regole del gioco, la filiera non è più soltanto una catena di fornitura efficiente: è un ecosistema basato sulla fiducia.

I dati citati sono eloquenti: solo il 40 per cento delle aziende conosce davvero i rischi dei propri fornitori; il 30 per cento degli attacchi cyber nel 2025 è passato attraverso la supply chain, l’insieme dei processi di produzione e distribuzione di un bene o servizio, con una crescita del 42 per cento rispetto all’anno precedente; il 35 per cento delle imprese italiane ha uno punteggio negativo in Esg, (Environmental, Social Governance, l’indice che misura la sostenibilità ambientale e sociale delle aziende). In questo scenario un errore del fornitore può costare fino al 5 per cento del fatturato dell’azienda committente. La domanda strategica, ha sottolineato Zuffetti, non è più quanto è efficiente la filiera, ma di quanto ci si può fidare.

Le imprese che guidano il paese: una lettura sistemica

Quello che emerge dall’edizione 2026 di Controvento è un ritratto del meglio del manifatturiero italiano che va ben oltre la classifica di chi cresce di più. È il ritratto di imprese che hanno interiorizzato un modello di sviluppo fondato su tre pilastri interconnessi: eccellenza operativa, investimento continuo e solidità finanziaria strutturale.

Il messaggio è diretto e replicabile: non esistono settori condannati, né dimensioni troppo piccole per eccellere. Le piccole imprese Controvento hanno una produttività per dipendente di 124.447 euro all’anno, superiore a quella delle grandi imprese non Controvento (109.700 euro). Il Mezzogiorno mostra un’ascesa sempre più strutturata nella classifica regionale. Settori considerati maturi come i minerali non metalliferi o il packaging figurano stabilmente tra i top performer.

La ricetta non è segreta, ma richiede pazienza, coerenza e la capacità di rinunciare ai frutti immediati per costruire qualcosa di duraturo. È la logica del capitale paziente applicata all’industria: investire oggi, reinvestire gli utili domani, e attendere che la qualità delle scelte si traduca in vantaggio competitivo strutturale. Sette edizioni di dati lo confermano con una chiarezza difficile da contestare.

Controvento è un osservatorio annuale promosso da Nomisma, Crif e Cribis sul manifatturiero italiano di eccellenza. L’edizione 2026 si è svolta il 25 marzo al Palazzo di Varignana (Castel San Pietro, Bologna).

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