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Esiste ancora la fabbrica di sogni?

Al Festival di Cannes 2025 viene assegnata la Palma d’oro al film A Simple Accident di Jafar Panahi insieme al premio alla carriera. Una carriera travagliata a causa dell’opposizione del cineasta al regime della sua patria, ma segnata, fin dall’inizio negli anni novanta del secolo scorso, da riconoscimenti prestigiosi, a Locarno a Venezia a Berlino! Il L’opera di Panahi è certo una punta di diamante nel cinema nato ‘altrove’ dall’Europa e dagli Stati Uniti, in paesi meravigliosi e tormentati, che, però, tutti, da decenni ormai, esprimono nei film la più viva originalità di contenuto e di stile. Senza toccare le filmografie cinesi e coreane che da tempo, a pieno titolo, sono nell’elenco delle grandi produzioni con cifre espressive raffinate e riconoscibili, basta ricordare, con approssimazione, film egiziani, algerini, tunisini, siriani, bosniaci, per interessare, ed appassionare, lo spettatore comune e il cinefilo. Ogni opera filmica ha una sua originalità e una sua genesi, ma la vetrina diversa da quella dei Blockbusters presenta scenari poco, o niente, conosciuti se non nel buon giornalismo o nelle rappresentazioni mediatiche, spesso enfatiche e fuorvianti. Come fabbrica di sogni forse il cinema ha oggi esaurito la sua missione, ma è solo il suo linguaggio, nel breve tempo della proiezione, a fornire conoscenze ed emozioni. I film a cui qui ci si riferisce hanno un minimo comun denominatore ed è un ‘grido di dolore’ per soprusi ed ingiustizie verso i più deboli, quasi sempre bambini e donne. Mondi non toccati dal refrain illuministico, ma pieni di poesia e di speranza. E’ il caso di The president’s Cake dell’iracheno Hasan Hadi, 2025. E’ una favola, sotto la quale si sente l’eterna lezione dei grandi De Sica e Rossellini, che per primi, nel cinema, affidarono a bambini la funzione simbolica di portatori di verità esistenziali. Anche qui, 1990, nell’Iraq terrificante di Saddam Hussein e terrificato dalle sanzioni ONU, autoritario e corrotto, due bambini, Lamia, Saeed e un gallo testimoniano fede al dovere, all’impegno preso, costi quel che costi, con strattagemmi e sacrifici, spinti fino ad accelerare la perdita dell’amata nonna. Lamia, avuto l’incarico nella sua classe di confezionare una torta per il compleanno del presidente, avvia la sua odissea con coraggio e libertà interiore e avrà il suo successo coronato dagli applausi dell’improbabile maestro e dei compagni. Il racconto si svolge in due registri ben armonizzati tra loro: lo scenario rumoroso e caotico di una città in degrado fisico e morale dove si arriva con fragili barche sull’antico fiume, lasciate le povere capanne sulle rive, e l’avventura tenace e solare dei due bambini. 

                                                                           Giusi Checcaglini

Giusi Checcaglini

Dalle lettere classiche all'esercizio critico nell'ambito del Cinema, alla pratica, come sceneggiatrice, di serie radiofoniche e di Teatro da Camera. Collabora con musicisti e grafici per performances dove s'incontrano e si misurano i diversi ambiti espressivi.

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