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La sospensione del tempo

A Siena il Natale era arrivato, “in punta di piedi come un respiro trattenuto tra le pietre antiche”[1]. La festa dal carattere intimista è finita: le vie del centro si sono spente, le grandi sfere luminose sono rotolate in chissà quale magazzino.

Nei mesi invernali la città si ferma e sottintende un latente timore: è solo una sospensione di vita stagionale o è il sintomo preoccupante di un progressivo decadimento futuro?

Rimane la sospensione del tempo di ciò che sarà tra qualche mese quando le pietre torneranno a risuonare dello scalpiccio della festa paliesca.

Rimane la malinconia sottile negli sguardi dei pochi “senesi dai passi lenti“ che non abitano le periferie.

Rimane la nostalgia di ciò che è stato e il sogno di ciò che potrà essere, mentre la città timidamente disvela le sue bellezze museali ai primi gruppi di confusi turisti.

Le poche vetrine che brillavano a Natale sono spente, alcune per sempre, così come le insegne dei ristoranti votati al turismo estivo.

La visione pseudo romantica di “città ideale“ nasconde una realtà molto meno appagante per chi ancora tenta di viverla e trarne un progetto di vita.

I dati indicano un costante deflusso demografico verso le periferie e l’invecchiamento della popolazione[2] con una preoccupante desertificazione del centro commerciale naturale: fenomeni che si condizionano vicendevolmente.

Gli effetti sono evidenti:

• chiusura di attività commerciali individuali (botteghe di vicinato o negozi specialistici) non legate alla ristorazione turistica o alla grande distribuzione[3];

• scarsità di imprenditori giovani locali[4] penalizzati dagli alti costi di avviamento e gestione d’impresa, mentre si assiste ad un crescente interesse da parte di investitori esteri specie nel settore immobiliare e agricolo[5];

• spiazzamento in favore della grande distribuzione e delle attività in franchising: i deregolamentati canoni di affitto, lasciati al libero arbitrio del mercato, creano una barriera all’entrata di iniziative individuali. Ne consegue che le vie del centro sono costellate di fondi chiusi e abbandonati che offendono il decoro urbano. Attività “effimere” nascono e muoiono nell’arco di una stagione;

• gentrificazione della città che causa l’incremento dei valori immobiliari e la conseguente espulsione della popolazione a basso reddito e studenti[6] a favore di speculazioni legate al turismo.

Occorre però osservare che Siena è al centro di un territorio che ha il più alto tasso di depositi pro capite in toscana[7] e si pone tra le prime 25 province italiane per reddito individuale.

Come si spiega tale evidente dicotomia economico strutturale?

Al pari di molte città italiane si sta verificando un disallineamento evolutivo tra la città e la sua provincia[8]. La ricchezza non si distribuisce uniformemente tra periferia, dove sono presenti piccole industrie, sedi logistiche o resort di lusso, e centro, il cui compito residuale e impegnativo economicamente è amministrare e fornire servizi.

La città ha perso la funzione di catalizzatore economico e identitario dello sviluppo del territorio. La migrazione verso le periferie non solo toglie carattere alla città ma presenta un alto costo sociale e ambientale. Una alienante mobilità su gomma sostituisce i naturali rapporti umani e produce profondi cambiamenti socio culturali.
Anche la comunità delle contrade rischia di risentire degli effetti della perdita di “qualità” della città e del fenomeno del pendolarismo.

Una reazione emotiva a questo latente rischio di decadimento è dire: “Siena non cambiare è cosi che sei particolare e così ti vogliamo”?

Occorre riflettere su questo: è giusto e naturale cercare di proteggere lo splendore e la tradizione di Siena ma per questo occorre aprire gli occhi sulla deriva socio economica della città.

L’energia unica che emana dal “respiro delle pietre antiche” deve essere canalizzata in un progetto di “città reale” luogo concreto, imperfetto, dove l’aspirazione alla perfezione della “città ideale” trova il suo compimento. Un atteggiamento che guarda solo al passato minaccia la stessa autenticità della tradizione senese che tutti amiamo.

La “rinascita reale” di Siena è un processo complesso a cui tutti sono chiamati a partecipare dai cittadini alle istituzioni, con un forte coinvolgimento giovanile. La città ha la possibilità di risvegliarsi da un letargo che addormenta le iniziative e mette in fuga i giovani. I nuclei familiari devono tornare ad abitare la città e questo implica una politica abitativa che faciliti tale inurbanizzazione. La città deve divenire un luogo attrattivo sul piano ambientale e della salubrità dell’aria. La logistica deve avvalersi di furgoni elettrici e così come le auto dei residenti che purtroppo costellano i luoghi più belli della città.

L’amministrazione pubblica è chiamata a governare tale processo evolutivo. Occorre una attenta regolamentazione dei canoni di affitto delle abitazioni e dei negozi. Nel centro commerciale naturale persistono ancora attività specialistiche e negozi storici che richiedono protezione e sostegno quale germe sano del rapporto tra l’economia del luogo e chi lo vive quotidianamente.

La Banca e l’Università, che tendono a svolgere il ruolo di “convitato di pietra”, devono credere e investire sulla rinascita della città con adeguate risorse finanziarie e intellettuali perché la “città reale” torni ad essere un luogo speciale come nel passato.

Luciano Fiordoni

Sovicille 20.02.2026


1. Dalla Voce del Campo Dicembre ’25

2. Siena capoluogo più piccolo e meno giovanile della Toscana. All’inizio del 2025 contava ca 53000 residenti, praticamente la stessa cifra registrata nel 1951 Nel 2025 le femmine superano i maschi, i giovani tra 0 e 14 anni sono soltanto 5.554, mentre gli over 65 raggiungono i 15.004: più di un abitante su quattro è anziano. Fonte Corriere di Siena 19.02.26

3. Dal 2012 al 2024 la città ha perso 79 attività commerciali in centro e altri 66 in periferia. Crisi che non tocca ristoranti, bar e strutture ricettive che mostrano un saldo positivo di 42 unità

4. Le fasce d’età centrali sono progressivamente meno rappresentate: tra i 15 e i 34 anni si contano solo 10.775 persone, mentre la fascia principale (35-64 anni) comprende 21.658 cittadini. Fonte Corriere di Siena 19.02.26

5. Alla fine del 2025 le imprese straniere in provincia di Siena risultavano oltre 3 mila, con un incremento del 5,9% rispetto a fine 2024. Il dato rappresenta l’11,1% dell’intero sistema imprenditoriale provinciale, un’incidenza inferiore alla media toscana (16,8%), ma in crescita costante. La presenza straniera è particolarmente significativa nelle costruzioni

6. Fenomeno della suburbanizzazione dilatazione sul territorio degli insediamenti e con la rilocalizzazione periferica dei residenti. Vedi anche The slow death of great cities? Urban abandonment or urban renaissance Anne Power and Katharine Mumford

7. Siena è tra le prime 50 province italiane per livello di PIL; l Vedi Economia della provincia di Siena rapporto annuale 2025 camera di commercio Arezzo Siena

8. Il fenomeno della “provincia ricca e capoluogo povero” (o in sofferenza) è una dinamica socio-economica diffusa specialmente al Nord Italia dove l’hinterland, i Comuni satelliti e le zone industriali superano per reddito e vivacità economica la città principale

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