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La Brigata Ebraica e il 25 aprile: una storia da riscrivere 

Origini del sionismo, Jewish Brigade e le tensioni della memoria antifascista

Il saggio di Giancarlo Erasmo Saccoman — sindacalista lombardo, già nella segreteria nazionale della Fisac-Cgil e autore di diversi studi sul lavoro e sulla politica internazionale — ripercorre con ricchezza documentale le origini del movimento sionista e la storia della Jewish Infantry Brigade Group, il reparto dell’esercito britannico erroneamente conosciuto in Italia come “Brigata Ebraica”. Il saggio è liberamente consultabile in rete.

Il filo conduttore è una domanda precisa: cosa c’entra la cosiddetta Brigata Ebraica con la Resistenza italiana e con il 25 aprile? La risposta dell’autore è netta: niente, o quasi. Costituita nel settembre 1944 e sciolta nel luglio 1946, la Jewish Brigade combatté per soli 38 giorni sul fronte romagnolo, all’interno dell’VIII Armata britannica, con soldati provenienti prevalentemente dalla Palestina mandataria. Non fu mai parte della Resistenza partigiana, non ebbe mai il nome italiano che le viene oggi attribuito, e i suoi obiettivi strategici erano tutt’altro che coincidenti con la lotta antifascista italiana: formare quadri militari da impiegare nella futura conquista sionista della Palestina.

L’analisi si allarga poi al contesto storico più ampio: le origini del sionismo politico di Herzl e Jabotinsky, il colonialismo in Palestina, la Nakba del 1948, fino all’attuale genocidio di Gaza e alle sue ricadute sulla politica italiana, tra il controverso ddl Gasparri, la definizione IHRA di antisemitismo e le tensioni del 25 aprile 2026. Con rigore e partecipazione civile, Saccoman denuncia il revisionismo storico che vuole accreditare la Jewish Brigade come protagonista della liberazione d’Italia, operazione strumentale a legittimare oggi, nel cuore dei cortei antifascisti, le bandiere di uno Stato accusato di crimini di guerra.

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